domenica 6 giugno 2010

Dal Terzo Piano a Terra




Dal Terzo Piano a Terra passa un viaggio da scoprire.

Dal Terzo Piano a Terra la distanza è sempre quella ma il tempo nella capsula scorre diversamente.

Le percezioni si modificano, le sensazioni si intensificano.

Dal Terzo Piano a Terra conta chi hai accanto mentre intraprendi il viaggio.

Io l’ho intrapreso molte volte quel viaggio e posso affermare che…

Dal Terzo Piano a Terra sono previste fermate intermedie, ma vengono effettuate raramente. Anche perché non c’è una sola capsula, ed ognuno preferisce compiere il viaggio per intero con la stessa compagnia,  scelta prima della partenza.

Capita anche che si decida di compiere un viaggio d’andata e ritorno solo per rinchiudersi nella capsula e tener fuori tutto il resto.  Allora la scelta dei compagni di viaggio diventa più delicata. Si può godere del viaggio da soli o sceglier qualcuno con cui condividerlo, dopo un’attenta riflessione.

Quindi a volte compi il viaggio in virtù della destinazione, altre è il viaggio in sé a spingerti ad intraprenderlo.

Io di solito questo viaggio lo compio per la destinazione, o, meno spesso, per rompere la routine, e tutte le volte cerco di aver accanto compagnia adeguata. Ma l’altro giorno ci tenevo molto a compiere quel viaggio.  Si trattava di una spedizione organizzata da concludersi nel massimo tempo a disposizione e nell’assoluto anonimato. Ma pare che Murphy per questi casi prevedesse catastrofi imminenti e deviazioni di percorso. Io questo non lo sapevo. Cioè, ne avevo sentito parlare ma pensavo che fosse come una specie di maledizione che uno attira su di sé in maniera tanto più potente quanto più ci crede e la teme.

Eppure Murphy mi ha fregata.

Ero già nella capsula e godevo del viaggio quando la capsula s’aprì d’improvviso, stupendo i viaggiatori della brevità del viaggio.   Guardammo fuori ma non riconoscemmo la destinazione. Perché quella non era la destinazione.  Ci trovavamo ad un livello appena inferiore a quello di partenza.

In un attimo due figure sconosciute si avvicinarono all’ingresso della capsula.

Fu allora che una delle due- la più brutta, aggiungerei- presentò l’altra. Un brivido mi percorse la schiena quando udii quel nome.

Era Diana.

La guardai.

Il pensiero che m’aveva pocanzi sfiorato poteva essere letale. Dunque decisi d’esprimere per la sua bellezza grande ammirazione, sperando che nessuno leggesse nei miei occhi la falsità di tale affermazione.  Ma la paura non mi sopraffaceva davvero. La mia mente era infatti occupata ad arrovellarsi  per cercare di spiegarsi perché proprio lei, amante della solitudine, avesse deciso di intraprendere con noi parte del viaggio. E mentre continuavo ad annegare nella tristezza che derivava dal fatto ch’Essa, irascibile e vendicativa, avesse macchiato così indelebilmente la nostra irripetibile spedizione, la capsula si riaprì. E questa volta riconoscemmo la destinazione.

Il viaggio era stato compiuto e all’improvviso, come d’incanto, la navicella s’era svuotata.

In un baleno, io-io sola- ero di nuovo a bordo e sulla via del ritorno. E mentre la navicella risaliva, notai la mia mente fermarsi per un istante, attirata dal suono di parole già udite.  Ebbi come un flash: rividi la capsula appena richiusa che s’accingeva a partire per la Terra, mentre una voce, a cui allora avevo prestato ben poca attenzione, diceva:

“Sai che questo è sbagliato, vero?”.

E fu quello il momento in cui realizzai…perché Diana avesse scelto proprio noi.

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