venerdì 16 settembre 2011

Galleggiare o gareggiare?


Stamattina sono stata in piscina. A centro vasca ad un certo punto mi son fermata perché una domanda mi ha all'improvviso occupato la mente. Ancora cercavo di comprenderla che già avevo ripreso a nuotare con più forza. La domanda era: nuoto per galleggiare o per gareggiare?
Il punto è che siamo tutti nelle stesse acque se vogliamo. Ma ognuno in condizioni diverse. Ma la cosa che dovrebbe effettivamente accomunarci/distinguerci è proprio l'intenzione.
Nuotiamo solo per stare a galla e fare le vasche che abbiamo nelle gambe e nelle braccia o nuotiamo per allenarci, per primeggiare, per stare bene con noi stessi, per fare più vasche possibile...?
E ho realizzato cosa ho fatto negli ultimi anni. Tanti anni.
Ho realizzato che quando ci lasciamo andare all'apatia e  ci diamo alla filosofia del "mo vediamo" - beh, quando lo facciamo- stiamo facendo una scelta inconscia. Stiamo inconsciamente scegliendo che siano gli altri e gli avvenimenti a decidere cosa sarà di noi. Noi... cerchiamo solo di rimanere a galla. Ma è questo che vogliamo davvero? E' questo che siamo? Creature fatte per lottare una vita semplicemente per restare a galla? E non sarebbe forse meglio a quel punto mandare giù acqua- più acqua possibile- e lasciarci cadere sul fondo?
Forse no, perché probabilmente potremmo voler evitare che qualcun altro ci salvi. Perché se qualcuno ci salvasse...poi avremmo modo di vergognarci di noi stessi, di dover esser grati a qualcuno, di dover dimostrare qualcosa...
Oppure...potrebbe anche accadere che la botta sul fondale ci incitasse a darci una spinta per riportarci su, magari con una ritrovata voglia di farcela.
E' la molla che manca.
Non si torna mai indietro purtroppo.
Ma non siamo niente se cerchiamo solo di galleggiare.
E' tempo di cominciare ad allenarsi per gareggiare. A galleggiare... abbiamo già imparato. Bisogna aggiungere qualcos'altro, vincere qualche paura...

domenica 4 settembre 2011

Un tuffo dove l'acqua è più blu, niente di più


“Dire che ti penso è un controsenso - perché sei sempre qui - tra le mie dita come la vita che in un sorriso vivi”.

Dire che sono stanca che tu sia il mio primo pensiero ogni volta che mi sveglio è…un eufemismo. Perché mi sveglio almeno tre volte a notte e preferivo quando l’unico  pensiero era quello di andare in bagno. Mi alzavo, mi toglievo il pensiero e ritornavo a letto tranquilla. Invece adesso no. Neanche più in bagno devo andare, anzi ho sete, devo bere, e non mi è mai piaciuto bere in dormi veglia. Così ho ancora più tempo per indugiare su di te.  Di buono c’è che finalmente smetto di ripercorrere i ricordi.
Dopo l’ennesima notte così, stamattina quando ho aperto gli occhi eri di nuovo lì davanti. E ho sentito un desiderio fortissimo. Quello di tornare al 14 luglio scorso, con un solo avvertimento. Un avvertimento infilato sotto pelle. Voglio sentirlo traspirarmi addosso.  Voglio capire come sia possibile che ‘sto gioco mi si sia appiccicato addosso con tanta forza.  Eppure riconosco che non c’è nessun legame, nessun motivo. E continuo nonostante tutto a non riuscire a staccarmelo di dosso. 
Ho passato l’ultimo mese a far tutto quanto in mio potere per rimuovere fino all’ultima traccia di ricordi e sensazioni e adesso quei giorni mi sembrano lontani anni luce anche se così non sono. Ma non mi basta. Anche seppellito sotto una montagna di altre sensazioni continui a farmi sentire la tua esistenza.  E col tempo tutto si attenua e bla bla bla… ma di pazienza non ne avevo e non ne ho.  
Eppure in qualche modo sparirai dalla mia testa. Questo è certo. 


mercoledì 31 agosto 2011

Cose che si attaccano...

...cose a cui si attaccano

Ho perso un ciondolo del mio bracciale. Si è rotto l'anello che lo teneva. Me ne sono accorta quando non avevo più possibilità di ritrovarlo.
Si è rotto il filo che teneva insieme i minuscoli pezzettini di colore della mia collana. Li conservo ancora ma non ho elementi a sufficienza per rimetterli insieme. E anche se ne trovassi di nuovi, anche se fossero apparentemente uguali, non sarebbe più la stessa.
Si è rotta la mia tazza di Biancaneve. Eppure era robusta. E non è nemmeno caduta dall'alto... Adesso ne ho una nuova. E' del Re Leone. Me l'ha regalata la stessa persona ma è carica di ricordi diversi.
Ho perso il tuo cd. Ne ho avuti due uguali. Uno me lo hai rotto. Me lo ricordo. Era tutto graffiato. E me lo avevi portato tu. L'ho lasciato in cortile per giorni, qualcuno lo ha portato via. Poi me ne hai regalato un altro uguale. Ma non è stato lo stesso. Ho caricato tutte le canzoni sul mio lettore mp3 ma suonavano diversamente, non so perché. Le ho usate quando avevo paura e sapevo bene perché dovevo tenerti lontano.
Poi c'è quella canzone mentre la strada scorreva veloce sotto di noi. Sentivo tutto il divenire. Mi rendeva serena. Non ricordo quando mi sfiorò l'idea che l'avrei usata una volta che tutto sarebbe finito. Perché non potevo non immaginare che tutto sarebbe finito. Ma non avevo nessuna idea del perché. Mai avrei potuto concepire quel nostro perché.

martedì 2 agosto 2011

E potrei essere io

Sono obbligata a fermarmi.
Fermarmi a riflettere.
Su quello che sta succedendo.
Ma che sta succedendo??? Non lo so sinceramente. Sto giocando col fuoco forse? Sto giocando con me? Coi sentimenti che non provo? Con le responsabilità da cui scappo? Con le prese di coscienza da cui mi tengo alla larga?
Cerco solo movimento.
Nessun punto fermo. Nessun appoggio fisso. Nessun àncora.
Voglio solo sentire il movimento, non ricordarmi del passato, non pianificare il futuro. Non ci voglio pensare.
Anche questo tentativo di convincermi che sia stato tutto solo frutto della mia immaginazione, che in realtà nulla sia accaduto...quanto potrà reggere? Per quanto farò finta di niente?
Hai sancito il confine.
Adesso sono pronta. Ho chiuso con quel passato che mi attanagliava l'anima e so davanti a cosa potrei fermarmi. Ma sei sparito così come sei arrivato, in fretta e furia. E perciò farò quanto è in mio potere per far finta che non fossi veramente tu. Ma quello che sto facendo adesso... non funziona.
Disperdere le mie energie così, le mie parole al vento... non mi porterà lontano.
C'è qualcosa che non va nell'aria...

lunedì 30 maggio 2011

Brrrrulle mille bolle....

Avete presente quando ci sono mille pensieri che vi ronzano per la testa e che vorreste condividere ma la voce sembra sia in sciopero? E non si sa se sia proprio lei o la fatica e la difficoltà che vi ingenera dover mettere in ordine i pensieri o proprio dover articolare i suoni col palato e i movimenti della mandibola annessi...
Certe volte troppe cose tutte insieme si mettono lì a farti perder la pazienza e la tenevi già solo per un angolo e non ce la fai più e qualcosa salta. Oscilli tra il silenzio totale e la necessità di buttare addosso a qualcuno tutto l'acido che ti corrode dall'interno. E tutti i propositi d'esser politically correct e superiore e chissà che...vanno a farsi benedire. Perché le tecniche, l'eccessiva chiarezza, la razionalità non rientrano nei tuoi sentimenti.
Ti chiedi a cosa siano serviti tanti anni in cui il tentativo era quello di darti una parvenza di metodo e razionalità e forse prima o poi ti fai anche una ragione del perché non ci sei mai riuscita. Ci hai provato, forse sì. Ma non puoi sempre addomesticare quello che nasce selvatico. Non puoi metterti a contare le onde del mare. Non puoi cercare di dipingere l'acqua di mare.
E allora questa maledetta ossessione- e compulsione- di non si sa che cosa s'impadronisce ancora di me e non rispondo più di quello che dico, non so più perché lo dico. Arrivo sempre al punto in cui il tappo salta per via delle bollicine impazzite e non faccio in tempo a capire in che direzione sta andando. Poi...
rimangono gli schizzi sulla parete. Che spesso non vanno più via. E puoi anche pitturarci sopra. Ma sempre lì sotto rimangono.

venerdì 15 aprile 2011

"Il contrario di parlare non è ascoltare. Il contrario di parlare è aspettare."

Scrivo perché non so aspettare.
Scrivo come vittima apparentemente inerme dell'impazienza.
Scrivo nell'illusione che scrivere mi conceda il tempo e la concentrazione necessarie per capire come fare. Capire come fronteggiare quest'impazienza che mi assale.

Ci vorrebbe un'intuizione.
Sarebbe solo un'illusione.
...la mia amata finzione.


Le sorgenti a cui attinge la mia impazienza sono ignote. I palliativi a cui ricorro...di breve durata.
Cerco di distrarmi per non pensare, ma le distrazioni  che mi creo spazzano via quel po' di spirito produttivo ancora intatto.
Allora ricorro all'unica passeggera e dolce soluzione. Chiudo gli occhi e lascio per ore la mia mente a vagare, libera dai limiti che uso imporle.

Sarà per questo che a volte lo chiamano "sonno ristoratore". Almeno quando al mattino non ci si ritrova dinanzi agli occhi l'immagine degli irrealistici sogni del subconscio...

Il nemico alle spalle

Tremavo. Mi nascondevo. Stridevo. Piangevo. Il Nemico era dietro di te: non sapevo aiutarti, non potevo proteggerti. Quel Nemico che n...