sabato 16 ottobre 2010

La chiara...


C'è stato un momento in cui ho creduto di poter comprendere...è durato forse più di un semplice momento.
Ho messo insieme le sensazioni che provavo in quel "più di un semplice momento" con quelle che consideravo assodate, coi miei usuali sentimenti. E mi sono accorta che, se anche i miei sentimenti non cambiavano, non ero in grado di vedere il quadro completo.
Ma non posso non guardare il quadro completo.
E per guardarlo bene, il quadro, non puoi starci dentro. E se ci stai dentro...non puoi guardarlo tutto nello stesso momento. Mica hai un grandangolo tu.
Allora, se potevo vedere il quadro completo, dovevo esser io stessa fuori dal quadro: questo ho realizzato. E poi ho anche pensato...che non sarei riuscita ad entrarci.

Io lo so che Giotto usava la chiara d'uovo per dipingere così la sua pittura non s' asciugava mai e lui poteva sempre modificare quello che produceva...ma mi sa che chi ha dipinto questo quadro non aveva nessuna intenzione di imitare Giotto e che, soprattutto, chi ha dipinto il mio doveva amare più Picasso...
Adesso può esser che capisca chi è stato dentro al quadro, capisca cosa sia potuto accadere ritrovandosene di colpo( forse) fuori. Però mi chiedo anche perché son stata condotta al Museo.
Dovevo forse realizzare a quale quadro appartenevo? Dovevo forse finalmente convincermi di non poter tirar fuori qualcuno dal suo quadro per portarlo nel mio?
Magari qualcosa ho capito.
Magari ho capito che se anche i miei sentimenti per qualcuno dentro al quadro non sono cambiati, non accennano a cambiare e forse non cambieranno mai, mai si tradurranno in qualcosa di tangibile.
Poi ripensandoci...manca una cosa ancora più basilare, anche solo per far fallire un tentativo di accorpamento tra un personaggio Giottiano ed uno Picassiano. Mi son ricordata che per far fallire un tentativo...bisogna almeno poterlo fare quel tentativo...
[...]

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